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Un po’ di storia… io grandissimo esperto di storia mi limiterò a citare un libro scolastico di storia che cita a sua volta il buon vecchio Piero Gobetti.
Stiamo parlando di dibattiti storiografici sul Risorgimento italiano:

L’opera di Piero Gobetti (1901-1926) va collocata nel contesto del fascismo. Fu proprio l’esigenza di spiegare il fascismo, infatti, che lo condusse a riflettere sulla storia del nostro Paese.
Secondo Gobetti, la storia italiana aveva sofferto di un difetto fondamentale: non aveva conosciuto la riforma religiosa protestante, e questa mancanza aveva determinato l‘immaturità morale, ideale e politica degli Italiani. Sbagliavano coloro i quali ritenevano che il Risorgimento avesse segnato un’importante inversione di tendenza. Il Risorgimento era stato, in realtà, una rivoluzione fallita, un movimento abortito, perché era stato azione di pochi, alla quale il popolo italiano era rimasto estraneo. Il problema di costruire un’unità, che fosse unità di popolo, era rimasto così insoluto, perché la conquista dell’indipendenza non era stata sentita e voluta dalla grande  maggioranza degli Italiani, tanto da diventare vita intima della nazione. Per questi motivi, col Risorgimento gli Italiani non riuscirono a formarsi una coscienza dello Stato.
Tutto ciò, secondo Gobetti, doveva pesare enormemente sulla storia italiana successiva, poiché mancando il principio primo dell’educazione politica, ossia della scelta delle classi dirigenti, venne a mancare anche una lotta politica aperta. Ecco perché la vita italiana dall’unità in poi era stata divorata da un cancro che aveva spento in essa ogni dibattito ideale, ogni gara vera ed efficace, ogni luce di idealità, ogni genuino confronto di proposte e di programmi per affrontare i problemi del Paese: questo cancro era stato il trasformismo, da Agostino Depretis a Giovanni Giolitti, allo stesso Filippo Turati.
Secondo Gobetti, infatti, anche il socialismo era stato in Italia, non un elemento di rottura, di lotta, di reale contrapposizione, bensì era stato collaborativo, corporativo, grigio, dedito ai piccoli vantaggi, agli accordi sottobanco. Il fascismo, insomma, riproponeva, secondo Gobetti, “il problema di un’esegesi del nostro Risorgimento“, perché ne svelava “le illusioni e l’equivoco fondamentale“.  Sotto questo profilo il fascismo aveva avuto almeno questo merito, se così lo si poteva chiamare: “di offrire la sintesi, spinta alle ultime inferenze, delle storiche malattie italiane: retorica, cortigianeria, demagogismo, trasformismo“. Il fascismo era “il legittimo erede della democrazia italiana eternamente ministeriale e conciliante, paurosa delle libere iniziative popolari, oligarchica, parassitaria e paternalistica“. La lotta contro Mussolini e contro il fascismo doveva essere dunque, per Gobetti, la lotta contro “l’altra Italia“, ovvero contro l’Italia di sempre, l’Italia del conformismo e della corruzione, del compromesso, della mancanza di idealità e di coraggio, e, conseguentemente, della mancanza di élites illuminate ed eroiche, capaci di condurre una vera lotta politica.

..Vi suona familiare?

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